Uno sguardo al futuro
Il 5 novembre 2010 è stata l’occasione di ospitare a Pomezia, durante la riunione conviviale dei Lions, Mario Marchetti, professore Ordinario di "Strutture Spaziali", nonché direttore del Dipartimento di ”Ingegneria astronautica, elettrica ed energetica” dell’Università La Sapienza di Roma, dove dirige anche il Laboratorio di “Strutture Spaziali”.
Il Prof. Marchetti è uno tra i maggiori esperti italiani nel campo della esplorazione spaziale, ben noto in campo internazionale (Presidente dell'AIDAA (Associazione Italiana di Aeronautica e Astronautica - Sezione di Roma), ed Accademico della IAA (International Academy of Astronautics).
Il Prof. Marchetti ha illustrato le ““Novità nell’esplorazione dello spazio, il contributo italiano ed il futuro prossimo del trasporto civile trans – atmosferico”, focalizzando il suo intervento al contributo che la Ricerca Italiana sta svolgendo in tale settore che sembra così lontano dalla quotidianità, ma che ha un grande impatto proprio nella mobilità dei viaggiatori.
Abbiamo imparato che l’Italia, iniziando l’esplorazione dello Spazio negli anni 60 con il Prof. Luigi Broglio, è stata la terza nazione (dopo USA e URSS) a riuscire a mettere in orbita un satellite spaziale e che da allora ha continuato a realizzate componenti innovativi ad elevato contenuto tecnologico anche in collaborazione europee.
Infatti, il satellite “San Marco 1”, lanciato il 15 dicembre 1964, raggiunse l’orbita stazionaria ed anche se oggi è decaduto distruggendosi nel rientro atmosferico, ha permesso all’Italia di lanciare altri satelliti ed avviare una stagione spaziale attrezzando una piattaforma di lancio vicino a Malindi in Kenya.
Gli sviluppi della aeronautica civile vedranno nel futuro vicino velivoli ibridi sempre più simili a missili in grado di coprire ad esempio la distanza Roma-Tokio in appena un’ora.
Ovviamente questi velivoli percorreranno una rotta che li porterà ad uscire dall’atmosfera terrestre fino a 100 km di altezza (contro i 10 km delle rotte attuali) e quindi dovranno affrontare il problema del rientro “impattando” con gli strati più densi dell’atmosfera stessa. Questo fatto richiede l’utilizzo di schermi termici in grado di resistere a shock elevatissimi ed in grado di isolare l’ambiente interno della cabina passeggeri.
Proprio in questo campo la ricerca italiana e specialmente quella della Scuola di Roma ha sviluppato nuovi materiali compositi (a base di fibre e matrici di carbonio) in grado di resistere a condizioni sempre più critiche fino a temperature superiori ai 3000°C. Tali temperature, infatti, sono quelle che si registrano durante il rientro di un corpo nell’atmosfera terrestre e che riescono fortunatamente a vaporizzano le molte meteoriti che la terra incontra nel suo viaggio orbitale.
Il Prof. Marchetti ha infine illustrato quelle che saranno le prospettive di un futuro vicino proiettando un filmato ripreso durante un test, nel più grande laboratorio del mondo di simulazione di condizioni di rientro atmosferico: il “Plasma Wind Tunnel” del CIRA -Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, di Capua. Tale filmato mostra una prova di rientro atmosferico eseguita su di un prototipo di ala di velivolo ipersonico che ha perfettamente resistito al test. Il prototipo è stato totalmente costruito in Italia in collaborazione tra ASI, Thales-Alenia Spazio Italia, Università “La Sapienza” di Roma, Centro Sviluppo Materiali, CNR e CIRA.