Realtà storica


Ricostruire la realtà storica del territorio forse è ben più difficile che interpretare i miti e le leggende che ruotano intorno ad esso. In effetti la mancanza di documentazione, la scarsità di fonti scritte ed i lunghi periodi di abbandono o di decadenza dell’antica Lavinium complicano ancora di più la situazione.

 

Molto può dirci, sulla Lavinium pre-romana e romana, l’archeologia che ha permesso l’identificazione quasi certa del perimetro cittadino, del Santuario Federale della Lega Latina, l’Heron di Enea, il Forto, le Terme, ecc. (vedi capitolo archeologia). Con la fine dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) il cui ultimo imperatore, forse, ironia della sorte, portava il norme storpiato del capostipite Romolo Augustolo, la zona fu teatro di una serie di invasioni di popoli barbari.
Le trasformazioni idrogeologiche dovute all’abbandono del territorio portarono al sorgere di zone paludose e malsane. La peste e la malaria che nell’alto e basso medioevo flagellarono l’Europa colpirono con la stessa virulenza la nostra zona.pomeziaold1 Il conseguente crollo, o sarebbe meglio dire tracollo, demografico provocò un’ulteriore aggravamento della situazione. Dei fasti di Lavinium non resta più nulla; anche la cittadina ha cambiato nome in Civitas Patrica, un borgo fortificato in abbandono.

 

Nel 745 d.C. con una donazione a Papa Zaccaria, il “Basileus” (Imperatore) di Bisanzio, cede la zona al nascente stato della Chiesa. Civitas Patrica diviene Castrum Patrica ed accanto al Castello viene eretta una torre; i monaci dell’abbazia di San Paolo divengono i titolari del territorio (883). I frati edificheranno la chiesa di Santa Maria delle Vigne ed infonderanno un minimo di “vitalità culturale” al luogo ormai battuto dai soli pastori. Il XIV secolo è caratterizzato dalla lotta tra i Casati, che approfittando dell’assenza fisica del Papa (siamo nel periodo Avignonese) per dare vita, sul territorio Romano, ad una epoca di anarchia e di sangue. Protagonisti assoluti, nel bene e nel male, i Colonna che agli inizi del XV secolo si impossessano di Ardea.
Tra il 1400 ed il 1500 Castrum Patrica è nelle mani della Famiglia dei Massimi; la città è ridotta a ben poca cosa: disabitata, maltenuta e malridotta e deve affrontare l’assalto dei pirati saraceni. Tramite sovvenzioni ed imposizioni papali comincia la costruzione di strutture fortificate e di torri di avvistamento; ne sono esempio Tor San Lorenzo e Tor Vajanico. Tutto ciò valse a poco.
Nella notte tra l’8 ed il 9 maggio 1588 il pirata saraceno Assan Agà con 7 navi al seguito e 200 uomini saccheggiò il borgo di Patrica, rapì 103 persone ed uccise tutti coloro che gli si opponevano.
I difensori riuscirono solo a catturare una delle 7 navi assaltatrici grazie all’aiuto prestato dalla guarnigione di Tor Vajanico. Dopo questo attacco fu ricostruita Tor Paterno.
I pericoli non venivano solo dal mare; le difficili condizioni di vita favorirono il dilagare del brigantaggio. Il capo più famoso fu Giovanni Valente la cui banda si rifugiava nelle impenetrabili selve del territorio, su cui ebbe per anni il totale controllo.

 

La situazione di vita continuerà ad essere sempre la stessa nonostante i tentativi (1617) della Famiglia Borghese di favorire l’insediamento di nuovi coloni all’interno del castello. Nonostante tutto, ancora agli inizi del 900 sia il borgo di Pratica che il suo territorio risultano scarsamente abitati a causa dell’ambiente paludoso, malsano e malarico. La svolta si ebbe nel 1928 quando il Governo fascista di Benito Mussolini promulgò la Legge di “Bonifica Integrale” dell’Agro Pontino e delle altre regioni d’Italia. L’opera e la responsabilità dei lavori fu divisa tra il “Consorzio per la Bonifica” di Littoria ed il “Consorzio di Bonifica Idraulica delle zone paludose”. I lavori iniziarono nel 1929 e si conclusero nel 1940; furono prosciugati i bacini di Campo Selva, Campo Jemini, la Fossa, le Salzare e San Lorenzo, oltre ad una serie di opere minori.

 
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